Abbronzatura e fotoprotezione – una guida breve ma completa
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Come ben sappiamo, la pelle è l’organo più esteso del corpo umano ed è l’interfaccia tra l’ambiente interno e il mondo esterno. La sua funzione primaria è la protezione (funge infatti da barriera meccanica, chimica e immunitaria), ma svolge anche ruoli cruciali nella termoregolazione, nel metabolismo e nella percezione sensoriale.
L’abbronzatura, spesso percepita come un effetto puramente estetico, è in realtà un meccanismo di difesa. Consiste infatti nella pigmentazione della cute dovuto alla sintesi e alla distribuzione della melanina in risposta allo stimolo dato dalle radiazioni UV del sole. L’argomento è complesso e molto vasto, ma proviamo a renderlo il più semplice possibile, partendo dal principio.
Struttura della pelle
Per approfondire leggi l’articolo completo: funzioni e struttura della cute
Per comprendere a fondo i processi che portano all’abbronzatura, è essenziale conoscere la struttura della cute. In breve, la cute è caratterizzata dalla presenza di 3 strati:
- Ipoderma: è lo strato più profondo ed è composto principalmente da adipociti (tessuto adiposo), tessuto connettivo, vasi sanguigni e nervi. Agisce come riserva energetica, isolante termico e protezione meccanica dagli urti.
- Derma: è lo strato intermedio, situato tra l’ipoderma e l’epidermide, che si può dividere in strato papillare (la parte superiore) e reticolare (la parte più profonda). Ha funzione di supporto, protezione, termoregolazione e percezione sensoriale. E’ formato da poche cellule e molta matrice extracellulare, una sorta di “rete” formata da macromolecole immerse nella sostanza fondamentale (che possiamo immaginare come una sorta di “gel”). Tra le cellule presenti nel derma, si trovano i fibroblasti, che sintetizzano diverse molecole che compongono la matrice extracellulare come collagene ed elastina. Nel derma sono presenti anche vasi sanguigni e terminazioni nervose.
Epidermide: è lo strato più esterno, privo di vasi, a diretto contatto con l’ambiente esterno e con il derma tramite la membrana basale. È qui che risiedono diverse cellule come cheratinociti, che andando incontro a differenziazione costituiranno la “barriera fisica” dell’epidermide, ed i melanociti, cellule fondamentali nel processo di produzione del pigmento responsabile dell’abbronzatura.
Melanogenesi
Per approfondire leggi l’articolo completo: la melanogenesi
La melanogenesi è il processo che porta alla formazione della melanina, il pigmento responsabile dell’abbronzatura. Questo processo parte da delle cellule-chiave: i melanociti.
I melanociti
La melanogenesi avviene all’interno dei melanociti, cellule dendritiche situate nello strato basale dell’epidermide. Grazie ai suoi prolungamenti cellulari (i dendriti), ogni melanocita riesce ad entrare in contatto con 30-40 cheratinociti, aspetto molto importante nel processo di melanogenesi.
Tipi di melanine
Nel linguaggio comune si parla del pigmento scuro della cute come di “melanina”, ma sarebbe più corretto parlare di “melanine”. Infatti si possono distinguere due pigmenti principali:
Eumelanina: pigmento marrone-scuro, insolubile, che ha un alto indice di rifrazione ed è estremamente efficiente nel dissipare l’energia UV sotto forma di calore. È la forma più comune e protettiva di melanina.
Feomelanina: pigmento giallo-rossastro, tipico dei fototipi chiari (ad esempio dei capelli rossi). È meno efficace nella fotoprotezione rispetto alla eumelanina.
Sintesi e trasferimento delle melanine
La sintesi delle melanine avviene nei melanosomi, organelli specializzati all’interno del melanocita. L’enzima chiave della melanogenesi è la tirosinasi, un enzima che trasforma la tirosina in precursore delle melanine. Il processo è complesso ma si può riassumere in 3 passaggi:
1. Maturazione: la melanina viene sintetizzata nei melanosomi dei melanociti.
2. Trasferimento: i melanosomi migrano attraverso i dendriti dei melanociti e vengono trasferiti ai cheratinociti. La modalità del trasferimento non è ancora del tutto chiara, ma sono state proposte 4 ipotesi: citofagocitosi, fusione di membrana, trasferimento di globuli, esocitosi.
3. Immagazzinamento e organizzazione: la melanina si organizza e distribuisce nel melanocita. Quando la cellula è colpita dai raggi UV, questo “ombrello” di pigmento protegge il nucleo.
I raggi UV
Per approfondire leggi l’articolo completo: i raggi UV
Cosa sono i raggi UV
Quindi le cellule producono e trasferiscono la melanina per proteggersi. Ma quando lo fanno? Lo stimolo che innesca i processi biochimici che portano all’abbronzatura sono i raggi ultravioletti, o più comunemente “raggi UV”.
La radiazione ultravioletta è una forma di energia elettromagnetica con lunghezza d’onda compresa tra i 100 ed i 400 nm. In base alla lunghezza d’onda si possono classificare i raggi UV in 3 categorie:
UVA (315-400 nm): rappresentano il 90-95% degli UV che raggiungono il suolo terrestre. Possono raggiungere il derma, attraversare vetri e nuvole e sono una presenza costante tutto l’anno. Sono responsabili dell’abbronzatura immediata, ovvero della maturazione della melanina già prodotta. Non inducono la melanogenesi. I raggi UVA sono i responsabili principali del photoaging e delle allergie solari.
- UVB (280-315 nm): rispetto agli UVA sono una componente meno importante tra le radiazioni UV che giungono al suolo (5-10%). La loro presenza è variabile: raggiungono livelli più alti in estate e nelle ore centrali della giornata. Hanno un’energia più elevata rispetto agli UVA ma sono meno penetranti. Possono causare eritemi e scottature e sono i principali responsabili dell’abbronzatura duratura, poiché stimolano la sintesi di nuova melanina (melanogenesi). Sono anche la causa di danni che possono portare ai tumori cutanei.
UVC (100-280 nm): sono i raggi più pericolosi per l’uomo, ma sono schermati dall’ozono atmosferico.
La quantità di raggi UV che raggiungono la cute dipende da molti fattori, come posizione geografica, ora del giorno, stagione, condizioni atmosferiche ecc… Per avere un’idea, è possibile consultare l’UV index: un valore numerico che tiene conto delle diverse condizioni ambientali, comunicato dai servizi metereologici. Più questo indice è alto, più è pericoloso esporsi al sole.
Effetti dei raggi UV e stress ossidativo
Per approfondire leggi gli articoli completi: il danno ossidativo e il sistema antiossidante fisiologico
Abbiamo visto che i raggi UV sono lo stimolo che porta all’abbronzatura, ma non è il solo effetto: sono anche causa di stress ossidativo. Lo stress ossidativo è un processo che genera radicali liberi e ROS (specie reattive dell’ossigeno), molecole instabili che se non neutralizzate possono danneggiare le strutture cellulari, andando a colpire ad esempio DNA, membrane lipidiche, collagene.
Il corpo si può difendere dallo stress ossidativo tramite un pool di antiossidanti presenti a livello cutaneo. Si parla di “sistema antiossidante fisiologico” ed è composto da:
– Antiossidanti enzimatici: enzimi che neutralizzano specifici radicali liberi o molecole. Ad esempio superossido dismutasi, che neutralizza l’anione superossido e catalasi che agisce invece sul perossido di idrogeno.
– Sistemi non enzimatici, come vitamina E, vitamina C, glutatione, Coenzima Q10 ed altre molecole che si ossidano al posto dei target biologici, “sacrificandosi”.
Con l’avanzare dell’età o l’esposizione eccessiva a fattori pro-ossidanti, questi sistemi diventano meno efficienti. Un disequilibrio tra fattori pro-ossidanti e antiossidanti fisiologici può portare allo stress ossidativo, che possiamo descrivere come una serie di danni che si possono manifestare dal punto di vista estetico con rughe, macchie solari e perdita di elasticità.
La fotoprotezione
Per approfondire leggi gli articoli completi: il fototipo cutaneo e scegliere il prodotto solare
La fotoprotezione è fondamentale per proteggere la pelle dal danno ossidativo indotto dai raggi UV.
I fototipi
Ognuno di noi ha un tipo di pelle diverso, con una diversa capacità intrinseca di produrre melanina e reagire all’esposizione al sole. Fitzpatrick classifica la pelle da 1 a 6 in base alla reazione al sole (fototipo):
Fototipo 1-2: caratterizzati da capelli rossi o biondi e pelle chiarissima. Quando si espongono al sole si scottano sempre e non si abbronzano.
Fototipo 3-4: hanno capelli castani, pelle dorata o olivastra. Quando si espongono al sole si scottano poco e si abbronzano con discreta facilità.
Fototipo 5-6: hanno la pelle ed i capelli molto scuri. Quando si espongono al sole si scottano solo in condizioni rare.
La scelta della fotoprotezione
La scelta di come proteggersi dal sole è personale e dipende da tantissimi fattori: fototipo, UV index, condizioni cutanee, patologie, assunzione di farmaci ecc… Si possono scegliere diversi titpi di fotoprotezione:
– fotoprotezione meccanica / fisica: consiste nell’indossare indumenti che non lasciano passare i raggi UV, cappelli, ombrelli, occhiali da sole, guanti e così via. Per capire se effettivamente un indumento o oggetto protegge dai raggi UV è necessario leggere le specifiche tecniche in etichetta o sul cartellino. L’efficacia di questi prodotti è dipendente dalle condizioni specificate in etichetta e dal corretto posizionamento (banalmente, devono “coprire” per funzionare).
– prodotti solari: sono cosmetici che si applicano sulla cute per proteggere le zone esposte o quelle zone che non si possono (o non si vogliono) proteggere diversamente. L’efficacia di questi prodotti, di cui parleremo nel dettaglio, dipende in modo stretto dalla quantità applicata (2mg per centimetro quadrato di cute), oltre che dal fatto che devono rimanere a contatto con la cute e non essere rimossi (dall’asciugamano, dal sudore, dall’acqua, dalla sabbia dagli indumenti ecc).
Prodotti cosmetici solari
Per approfondire leggi gli articoli completi:
i filtri solari, simboli sulle etichette dei solari, etichette dei prodotti solari.
I prodotti cosmetici solari sono cosmetici che vengono applicati sulla cute al fine di proteggerla dal sole. Ne esistono di tantissimi tipi diversi, ognuno con caratteristiche diverse, adatte ad esigenze specifiche. Quali caratteristiche deve avere un cosmetico per la protezione solare?
• SPF Sun Protection Factor o Fattore di Protezione Solare)
E’ un valore che indica la capacità di una formula di proteggere dai raggi UVB. Tecnicamente, l’SPF rappresenta il rapporto tra la dose minima di radiazione necessaria per produrre un eritema sulla pelle protetta rispetto alla pelle non protetta.
I valori di SPF si possono distinguere in:
– protezione bassa: 6 (minimo), 10
– protezione media: 15, 20, 25
– protezione alta: 30, 50
– protezione molto alta: 50
Attenzione alla protezione SPF 50+: non è una protezione totale, ma una protezione molto alta. Non esistono infatti cosmetici che blocchino il 100% dei raggi UV.
• UVA-PF
Non è sufficiente che sia indicato un valore SPF per considerare un cosmetico un prodotto solare. Secondo le linee guida europee (riportate in tabella) infatti è necessario anche che una protezione verso i raggi UVA pari ad almeno 1/3 di quella verso i raggi UVB (che è l’SPF). Quando questa condizione è rispettata, nell’etichetta del prodotto solare compare il simbolo con la scritta UVA cerchiata o in alternativa “PA” seguito da una serie di “+” (da 1 a 4, che è il valore più alto) E’ molto importante che sia presente uno di questi simboli per una corretta fotoprotezione.
I filtri solari
La fotoprotezione si ottiene grazie alla presenza nella formula dei filtri solari: degli ingredienti che agiscono sulla superficie cutanea, capaci di impedire ai raggi UV (ma non a tutti i raggi) di raggiungere la cute. Si può distinguere in:
Filtri fisici o filtri inorganici (es. biossido di titanio, ossido di zinco): la loro struttura permette di riflettere e diffondere i raggi UV, impedendo di penetrare nell’epidermide. Sono efficaci verso UVA e UVB.
- Filtri chimici o filtri organici: funzionano assorbendo l’energia delle radiazioni e dissipandola sotto forma ad esempio di calore. Ogni filtro organico assorbe in modo ottimale radiazioni con certe lunghezze d’onda e solitamente apportano protezione verso i raggi UVB. Rispetto ai filtri inorganici presentano maggiore instabilità ma permettono di ottenere formule più gradevoli.
Altre caratteristiche dei prodotti solari
In commercio esiste una grandissima varietà di prodotti solari, alcuni dei quali specifici per alcune zone del corpo, per un certo tipo di target (es. bambini, pelle sensibile), per occasione d’uso, per texture ecc.. la scelta è sempre personale.
Nella scelta del prodotto solare sono da tenere in considerazione anche caratteristiche “secondarie” (anche se in realtà fanno la differenza!), come:
– resistenza all’acqua: i prodotti dichiarati “water resistant” non vengono rimossi facilmente dall’acqua. I test prevedono infatti che mantengano l’efficacia dopo due bagni da 20 minuti.
– resistenza alla sabbia: i prodotti dichiarati “Sand Resistant” sono formulati per mantenere l’efficacia nonostante il contatto con la sabbia.
– resistente al sudore: i prodotti “sweat resistant” sono formulati per resistere alla sudorazione senza perdere efficacia.
Corretta applicazione dei prodotti solari
I prodotti solari garantiscono la protezione dichiarate in etichetta solo se sono applicati correttamente.
QUANTITA’
La quantità corretta di solare da applicare dipende dalle condizioni del test per valutare la protezione solare: si tratta di 2 mg per ogni centimetro quadrato di pelle.
Nella vita quotidiana, la maggior parte degli utilizzatori ne applica una quantità molto inferiore, riducendo drasticamente il livello di protezione. Per ovviare a questo problema, si può ricorrere a qualche trucchetto, che prevede l’applicazione di:
– 1 cucchiaino da tè / 5ml / 2 dita di prodotto per il viso
– 1 cucchiaino da tè / 5ml / 2 dita di prodotto per ciascuna di queste parti del corpo: schiena alta, schiena bassa, petto, pancia, braccio, gamba anteriore, gamba posteriore.
FREQUENZA
Per ottenere un fattore di protezione pari a quanto dichiarato in etichetta, il prodotto solare va riapplicato ogni 2 ore e sempre dopo ogni bagno, dopo aver sudato abbondantemente o dopo essersi asciugati con l’asciugamano, poiché lo sfregamento meccanico lo rimuove
Conservazione dei prodotti solari
Tutti i cosmetici vanno conservati in modo adeguato, ma per i prodotti solari, dato il loro effetto protettivo della salute, è di particolare importanza. Qualche semplice regola da seguire:
– Fare sempre attenzione alla scadenza e rispettare sempre il PAO: utilizzare un prodotto dopo la scadenza o dopo il termine indicato dal PAO non dà più garanzia di protezione adeguata. Se sono presenti sulla confezione sia il PAO che la data di scadenza, fa fede quello che “scade” per primo.
– Non esporre il prodotto al sole diretto, al calore o a sbalzi termici
– Non travasare il prodotto in un contenitore diverso, non diluire, non aggiungere nulla alla formula.
Il doposole
Per approfondire leggi gli articoli completi: il doposole
L’esposizione al sole è uno stress per la pelle, anche se correttamente fotoprotetta. Dopo l’esposizione al sole è possibile ripristinare il comfort cutaneo applicando prodotti appositamente formulati: i doposole.
Non si tratta di semplici creme idratanti, ma di formule specificamente formulate per la cute esposta ai raggi del sole.
Tra gli effetti ricercati nei doposole ci sono:
– Effetto lenitivo per agire su rossori
– Effetto idratante e umettante per la disidratazione da sale e cloro.
– Effetto riparatore per ripristinare la barriera.
– Effetto rinfrescante per una sensazione di “sollievo”
L'abbronzatura senza sole: gli autoabbronzanti
Per approfondire leggi l’ articolo completo: gli autoabbronzanti
Gli autoabbronzanti sono quegli ingredienti cosmetici che permettono di scurire la pelle senza esporsi al sole. In questa categoria rientrano essenzialmente 2 ingredienti:
• DHA (Diidrossiacetone): è la molecola principe dei prodotti autoabbronzanti. E’ uno zucchero che reagisce con gli amminoacidi dello strato corneo (reazione di maillard) producendo melanoidine, pigmenti marroni responsabili dell’effetto abbronzato. L’effetto è permanente sulle cellule, ovvero il colore persiste finché le cellule non vanno incontro a desquamazione. L’effetto inizia infatti a svanire dopo 3-7 giorni con il normale turnover cellulare.
• Eritrulosio: è uno zucchero che agisce più lentamente del DHA e dà una tonalità più rossastra che marrone. Per questo motivo è solitamente usato in associazione con il DHA. Anche in questo caso l’effetto abbronzato è dovuto ad una glicazione tra zucchero e proteine e aminoacidi della cute.
Un altra molecola usata per ottenere un effetto abbronzato è L-Acetiltirosina. Questo ingrediente però non è propriamente un abbronzante ma un acceleratore di abbronzatura, poiché richiede di essere “attivata” dai raggi UV.
Falsi miti su fotoprotezione e abbronzatura
Per approfondire leggi l’articolo completo: protezione solare: 10 domande e risposte
I falsi miti sull’abbronzatura sono davvero tantissimi, ma fortunatamente negli anni molti di questi sono stati sfatati. Ovviamente, il tema della protezione dal sole non deve diventare un’ossessione, ma argomento da prendere sul serio per scegliere con consapevolezza e buon senso come proteggersi.
Ecco alcune bufale comuni:
1. Se applico una protezione solare alta, non mi abbronzo → falso!
Nessuna protezione solare è uno schermo totale, un minimo di radiazione non viene filtrata.
2. Per preparare la pelle al sole bisogna fare una lampada → falso!
Le linee guida sconsigliano le lampade abbronzanti in qualsiasi momento dell’anno ed in ogni caso non “preparano” la pelle al sole, anzi!
3. Con i vestiti, la protezione solare non serve → falso!
Non tutti i tessuti proteggono dai raggi UV. Soprattutto se si tratta di tessuti sottili o con aperture o trasparenze, è facile scottarsi in certe condizioni se non si applica la protezione solare!
4. Se sto all’ombra non serve la crema solare → falso!
Sebbene stare all’ombra è importante come ulteriore sicurezza (anche per prevenire i colpi di calore), non è detto che sia sufficiente o uniforme. Attenzione anche ai riflessi dell’acqua o della neve.
5. Se è nuvoloso non serve la protezione solare → falso!
Come abbiamo detto, le nuvole possono far passare i raggi UV. In base alle condizioni meteo può variare l’UV index.
6. Un fototipo scuro può non proteggersi → falso!
La protezione solare non protegge solo dalle scottature, ma anche da photoaging e danni a lungo termine
7. La protezione solare si usa solo in estate → falso!
I raggi UV non sono dannosi solo quando le temperature sono alte. Ad esempio, in montagna sulla neve è (purtroppo) molto comune scottarsi. Proteggersi sempre quando è necessario!
Fonti e siti ufficiali per ulteriori approfondimenti sono riportati in fondo agli articoli completi citati all’inizio di ogni paragrafo
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