Autoabbronzanti – come sono fatti e come funzionano?
Pubblicato da cosmetimag il
Indice
ToggleAutoabbronzanti: come sono fatti e come funzionano?
Gli autoabbronzanti sono un’alternativa efficace e sicura all’esposizione solare. In questo articolo esploriamo tipologie e utilizzi.
Cosa sono gli autoabbronzanti
Gli autoabbronzanti sono prodotti che vengono applicati sulla cute per ottenere un aspetto abbronzato senza doversi esporre al sole. Esistono in diverse forme cosmetiche come lozioni, gel, mousse, spray, salviette e creme.
Anche i bronzer consentono di ottenere un effetto abbronzato, ma a differenza degli autoabbronzanti forniscono un colore immediato e vengono rimossi con il lavaggio, quindi non rientrano in questa categoria.
La molecola principe negli autoabbronzanti è il diidrossiacetone (DHA) che è l’ingrediente utilizzato nella quasi totalità degli autoabbronzanti, ma sono approvati in Europa come tanning agents anche l’eritrulosio e l’acetil tirosina, sebbene quest’ultima a differenza degli altri due richieda l’esposizione ai raggi UV per conferire colore alla pelle quindi è più propriamente un ingrediente abbronzante e non un autoabbronzante.
Diidrossiacetone (DHA)
La principale molecola con proprietà autoabbronzanti è il diidrossiacetone (INCI: Dihydroxyacetone) anche detto DHA o glicerone. Si tratta di uno zucchero monosaccaride con tre atomi di carbonio (trioso), più precisamente un chetotrioso. Si può ottenere per estrazione da piante oppure per via biotecnologia attraverso fermentazione batterica della glicerina (ad opera di Gluconobacter oxydans).
Una curiosità: l’effetto autoabbronzante del DHA è stato scoperto negli anni ‘50 da Eva Wittgenstein, ricercatrice dell’ospedale di Cincinnati che per prima notò come la pelle entrata in contatto con le goccioline di soluzione di DHA che somministravano a bambini con problemi metabolici sviluppasse una colorazione più scura e marroncina. Da questa scoperta nacquero i primi prodotti autoabbronzanti, commercializzati a partire dagli anni ‘60.
Meccanismo d'azione
Quando applicato sulla cute il DHA entra in contatto con lo strato corneo ed innesca una reazione di Maillard (o simil-Maillard), nella quale lo zucchero riducente (in questo caso proprio il DHA) reagisce con amminoacidi e proteine dello strato corneo. Tra i prodotti di questa reazione ci sono pigmenti marroni di vario tipo conosciuti con un unico nome di melanoidine. Sono questi pigmenti i responsabili dell’aspetto abbronzato dopo l’applicazione.
Una volta applicato sulla cute ci vogliono da 2 a 4 ore affinché si inizi gradualmente a sviluppare il colore e diverse ore per ottenere la massima abbronzatura. L’effetto inizia a svanire, sempre gradualmente, dopo 3-7 giorni dall’applicazione a causa dei normali processi di esfoliazione cutanea.
Per sua natura, l’abbronzatura da DHA è resistente ad acqua, sapone e sudore e non viene lavata via con la doccia o i bagni in acqua, ma qualsiasi cosa acceleri l’esfoliazione cutanea (ad esempio scrub e peeling) ne può ridurre la durata.
Un aspetto molto importante è che il DHA fornisce una “finta abbronzatura” che non fornisce alcun tipo di protezione ai danni del sole. Per dare l’idea, uno studio suggerisce che il DHA abbia un SPF pari a 3.
Eritrulosio
L’eritrulosio (INCI: erythrulose) è una molecola normalmente presente in natura, ad esempio si trova nei lamponi. Dal punto di vista chimico si tratta di uno zucchero della categoria dei chetosi, più nello specifico un tetroso. Agisce formando pigmenti marroni-rossastri quando entra in contatto con la cute. La reazione che avviene è anche in questo caso una glicazione tra amminoacidi e proteine dell’epidermide e lo zucchero.
Quando applicato da solo, l’eritrulosio impiega più tempo a produrre l’abbronzatura rispetto al DHA e l’effetto svanisce più rapidamente. L’abbronzatura che si genera ha una colorazione tendente più al rosso che al marrone, quindi l’aspetto può risultare meno naturale. Si può tuttavia usare nelle formule cosmetiche in associazione con il DHA per avere un’abbronzatura più duratura e dal tono più naturale.
Vantaggi e svantaggi dell'uso di autoabbronzanti
L’uso di autoabbronzanti ha diversi vantaggi. Il principale è che la loro azione non dipende dalla presenza del sole quindi sono un modo per ottenere un aspetto abbronzato tutto l’anno, in qualsiasi parte del mondo, a prescindere dal clima, senza subire gli effetti dannosi dei raggi UV. Sono quindi un’ottima alternativa per le persone che non possono o non vogliono esporsi al sole ma desiderano un colorito più scuro. Inoltre è possibile controllare l’intensità dell’abbronzatura attraverso applicazioni graduali del prodotto, decidendo liberamente se e quando interromperle.
Tra gli aspetti negativi sicuramente quello più importante è che sono possibili errori di utilizzo da parte del consumatore. Ad esempio l’applicazione può non essere uniforme ed omogenea, si possono dimenticare alcune zone, o si può utilizzare un applicatore non idoneo con il rischio di avere aree più scure e aree più chiare, un effetto molto poco naturale.
Inoltre la reazione di Maillard (e quindi l’intensità dell’abbronzatura) può variare a seconda delle caratteristiche della pelle che possono variare da zona a zona e da individuo ad individuo. Ad esempio i palmi delle mani, i piedi e i gomiti hanno una cute più spessa e quando si applica l’autoabbronzante in queste zone la reazione del DHA può dare un colore più intenso.
Consigli d'uso
Una corretta applicazione dell’autoabbronzante è fondamentale per ottenere un colorito uniforme ed evitare macchie scure. Qualche consiglio utile:
- E’ consigliato applicare l’autoabbronzante in zone prive di peli per un’applicazione più facile
- Prima dell’uso lavare la pelle ed effettuare un’esfoliazione leggera (ma attenzione a non applicarlo su cute arrossata)
- E’ meglio evitare di applicare altri prodotti prima dell’autoabbronzante perché possono rendere più difficile spalmarlo in modo omogeneo.
- Prima di applicare l’autoabbronzante su cute secca, meglio idratare.
- Applicare l’autoabbronzante con movimenti circolari può aiutare a prevenire eventuali striature
- Se possibile, scegliere autoabbronzanti nei quali è aggiunto un “colore guida”, ovvero un pigmento inserito nella formula che simula il colore finale, permettendo all’utilizzatore di vedere in quali aree il prodotto è stato applicato e in quali no così da facilitare l’applicazione.
Ulteriori approfondimenti:
– Turner J, O’Loughlin DA, Green P, McDonald TO, Hamill KJ. In search of the perfect tan: Chemical activity, biological effects, business considerations, and consumer implications of dihydroxyacetone sunless tanning products. J Cosmet Dermatol. 2023 Jan;22(1):79-88. doi: https://doi.org/10.1111%2Fjocd.1496810.1111/jocd.14968. Epub 2022 Apr 21. PMID: 35384270; PMCID: PMC10083914.
– Garone M, Howard J, Fabrikant J. A review of common tanning methods. J Clin Aesthet Dermatol. 2015 Feb;8(2):43-7. PMID: 25741402; PMCID: PMC4345932.
– Istituto superiore di Sanità: https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/a/autoabbronzanti
– Cosmile Europe https://cosmileeurope.eu/it/inci/gruppo-prodotto/46/prodotti-autoabbronzanti/
0 commenti